Rivolte americane. Un Paese in conflitto.

Le proteste seguite alla morte di George Floyd in centinaia di città e piccoli centri urbani negli Stati Uniti mettono in risalto una serie di linee di faglia che attraversano la società americana. La questione razziale - il fatto cioè che le minoranze e in particolare quella afro-americana siano vittime di abusi sistematici da parte degli apparati repressivi - è certamente centrale, ma non può essere considerata isolatamente. Le divisioni di razza in buona parte riflettono anche le sperequazioni socio-economiche, dal momento che le comunità afro-americane e latine occupano gli strati più bassi della società ed esercitano professioni mal pagate e prive o quasi di garanzie sociali (per es. la copertura assicurativa sulla salute). Questi squilibri alimentano un dibattito politico che è andato sempre più polarizzandosi negli ultimi anni e che sotto Trump si è ulteriormente invelenito. La polarizzazione interna si è riflessa nelle oscillazioni sempre più ampie che hanno caratterizzato la politica estera USA dopo la Guerra Fredda. Con Trump in particolare si è assistito alla piena legittimazione di un'agenda nazionalista che ha perseguito la supremazia globale a discapito della capacità americana di esercitare una leadership e organizzare il consenso internazionale su un insieme di interessi, se non di valori, condivisi.

Questi sono solo alcuni degli argomenti dibattuti in un webinar sulle proteste negli USA e le loro implicazioni internazionali organizzato dallo IAI. Gli speaker sono Rachel Donadio, che scrive per The Atlantic ed è stata corrispondente da Roma per il New York Times; il Prof. Mario Del Pero di Sciences Po; e Riccardo Alcaro, coordinatore delle ricerche e del Programma Attori globali dello IAI.


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