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Lo stato del disarmo nucleare

14/11/2017

Nelle diverse parti del pianeta si registra complessivamente la presenza di circa 15.000 ordigni atomici. La comunità internazionale non è rimasta inerte e ha prodotto taluni strumenti che mirano a limitare la proliferazione nucleare e a ridurre il rischio di una guerra nucleare. L’Italia ha ratificato il Tnp nel 1975 come paese non nucleare, dopo un vivace dibattito. Ha poi sempre sostenuto la non proliferazione nucleare partecipando attivamente al processo che nel 1995 ha esteso il Tnp a tempo indeterminato e ad altri fori negoziali, a cominciare dalla Commissione del Disarmo di Ginevra, di cui è membro. Si può ad esempio ricordare il negoziato per il Ctbt, ratificato nel 1999, o le prese di posizione a favore dell’Fmct, nonché il ruolo attivo giocato nelle conferenze di riesame del Tnp. L’Italia, pur essendo parte del Tnp, ospita, come del resto altri paesi parti (ad esempio la la Turchia), armi nucleari statunitensi nell’ambito di accordi Nato di c.d. nuclear-sharing. La compatibilità tra la partecipazione al Tnp come Stato non nucleare e lo stazionamento di ordigni nucleari sul territorio nazionale è stata individuata nel sistema della “doppia chiave” (le armi nucleari restano sotto possesso e controllo degli Usa, cui spetta stabilire se usarle; tuttavia il loro impiego è consentito solo dopo autorizzazione dell’Italia). Lo stazionamento diverrebbe proibito qualora entrasse in vigore il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari e l’Italia lo ratificasse.

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