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Global Outlook 2014: rapporto finale

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24/02/2014

Il 2013 è stato un anno importante per la governance globale e ancor di più per quella europea. Dopo un inizio all'insegna della crisi dell'Eurozona e di una strategia incentrata sulle politiche di austerità come unico rimedio al dissesto finanziario di alcune economie europee, i primi mesi dell'anno hanno segnato un graduale dietrofront delle organizzazioni internazionali, a cominciare dal Fondo monetario internazionale per arrivare alla Commissione europea e alla Bce. L'impatto sociale delle misure di austerity è stato sottovalutato e alcune economie come la Grecia dovranno profondere sforzi notevoli per poter risalire la china sia dal punto di vista economico e finanziario, sia da quello del dissesto sociale che alcune misure eccessivamente draconiane hanno contribuito a produrre. D'altronde, la crisi dei debiti sovrani ha reso evidente che l'Unione europea e l'Eurozona non erano pronte, dal punto di vista della governance, ad affrontare la crisi: gran parte degli sforzi profusi è stata sin qui finalizzata a "spegnere l’incendio", nonché a creare le condizioni perché l'impreparazione mostrata negli ultimi mesi non torni a manifestarsi in futuro. Oggi, dopo i primi faticosi passi nella direzione di un'unione bancaria, il principale problema è come raggiungere un livello di coordinamento tra gli stati membri tale da consentire politiche economiche e fiscali omogenee e un generale, maggiore orientamento alla crescita delle politiche europee. Nel 2014 le elezioni porteranno una ventata di novità nelle istituzioni comunitarie, a partire dal Parlamento europeo - che però sembra destinato a popolarsi di una nutrita schiera di euroscettici e populisti di nuova generazione - e dalla Commissione, il cui futuro presidente erediterà una serie di mansioni aggiuntive rispetto a quelle inizialmente attribuite a Barroso.
Come fare a ritrovare la strada della crescita? A livello globale, gli sforzi delle economie consolidate ed emergenti sembrano convergere verso il riconoscimento di alcune priorità di politica pubblica: la necessità di competere nella dotazione di infrastrutture, il rilancio dell'istruzione e delle nuove competenze come elemento chiave per la competitività del sistema-paese, e la necessità di politiche industriali e di sostegno all'impiego "di nuova generazione", adatte all'era delle catene globali del valore.
Come illustrato nel Rapporto Global Outlook 2014, gli sforzi nazionali per preservare la competitività hanno spesso prodotto, durante il 2013, recrudescenze di protezionismo o politiche industriali tese a favorire campioni nazionali che, peraltro, sono ormai ben più globalizzati dei loro stessi governi. Le lezioni del 2013 suggeriscono che tali politiche non possono portare se non un sollievo di breve periodo, e in alcuni casi nemmeno quello. Vi è, al contrario, bisogno di ridisegnare il ruolo dello stato come facilitatore di equilibri economici e "moltiplicatore" in grado di accelerare la creazione di conoscenza e di capitale umano all'interno del paese. In questo contesto, l'Unione europea deve tornare a parlare di crescita e abbandonare in parte l'assillo dell'austerità per puntare in modo più deciso e coerente alla prosperità di cittadini e imprese.
La strategia Europa2020, la cui revisione a metà del cammino è prevista a fine 2014, contiene già gli elementi e i valori che possono ispirare questo cambiamento di rotta: si tratta di trovare gli strumenti e la leadership politica necessarie per concepire e attuare queste riforme e ad accompagnarle con accorgimenti di governance multi-livello che consentano il consolidarsi della fiducia reciproca tra stati membri e istituzioni della Ue - una fiducia che troppo spesso sembra ancora mancare.
Per certi versi, la situazione corrente, all'inizio del 2014, è più favorevole a un cambiamento reale rispetto all'inizio dell'anno scorso. Angela Merkel ora siede (per la terza volta) a capo di un governo frutto ancora una volta di larghe intese, ma di matrice più progressista ed europeista che in passato. La stessa Germania comincia a sentire che la spinta impressa dalle riforme dell'era Schroeder sta venendo meno, e che ha sempre più bisogno dei propri partner continentali per continuare a crescere. Fuori dalla Ue, i mercati emergenti hanno bisogno della domanda dei paesi Ue per continuare a produrre e crescere ai livelli del passato (o quasi). È in questo contesto che la presidenza del Consiglio Ue spetta nel 2014 a Grecia e Italia. I due paesi del Sud Europa potranno contribuire ad imprimere una nuova direzione alle politiche europee che - è opinione quanto mai condivisa - hanno negli ultimi anni deluso molte aspettative.

Il presente rapporto riporta le principali raccomandazioni di policy emerse dal dibattito organizzato nel corso del 2013 dall'Istituto Affari Internazionali nell'ambito del programma di politica economica internazionale Global Outlook. In particolare, la seconda sezione contiene indicazioni relative all'Unione europea, mentre la terza si concentra in particolare sull'Italia. Prima parte pubblicata anche come Documenti IAI 14|05.

Presentato alla conferenza Global Outlook 2014 "Europa e Italia: le sfide dell'internazionalizzazione", Roma, 17 marzo 2014.

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