The Future of Mediterranean finance

01/03/2012 - 02/03/2012, Napoli

L’1-2 marzo si è tenuta a Napoli, ospitata nella prestigiosa sede del Banco di Napoli, la sesta riunione del Mediterranean Strategy Group, forum di dialogo e di discussione sul Mediterraneo organizzato dal German Marshall Fund of the United States (GMF), l’Istituto Affari Internazionali, Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (SRM) e il Gruppo Intesa San Paolo. L’evento si è incentrato sullo stato e il futuro della finanza nella regione del Mediterraneo, anche alla luce delle recenti trasformazioni e delle esigenze dei paesi in cui sono in corso processi di transizione politica ed economica. La Conferenza ha riunito circa cinquanta partecipanti tra esperti e funzionari provenienti dagli Stati Uniti, l’Europa, il Mediterraneo e la regione del Golfo.

Nella prima sessione si è analizzato l’impatto della crisi economico-finanziaria e della cosiddetta Primavera araba sulle prospettive di cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo. Pur disponendo di notevole liquidità, i sistemi finanziari della regione contribuiscono poco alla crescita e allo sviluppo economico poiché, oltre ad essere poco o mal regolati, risentono di alcuni problemi strutturali, come la corruzione endemica, il peso largamente preponderante dello Stato e la mancanza di settori produttivi solidi. Gran parte della discussione si è quindi incentrata sul nesso fra il rafforzamento dei meccanismi finanziari da un lato e le riforme economiche e politiche dall’altro.

La seconda sessione ha messo in evidenza le forti differenze esistenti nella struttura e nelle potenzialità dei sistemi finanziari dei vari paesi della regione. Un problema comune è lo scarso sostegno che offrono al settore privato, composto in maniera preponderante da piccole e medie imprese. Si è posto l’accento sulla scarsa qualità ed efficacia dei meccanismi creditizi. D’altronde una larga parte del credito, si è sottolineato, passa attraverso canali informali. La prima giornata si è conclusa con una sessione specificatamente dedicata al ruolo dei fondi sovrani dei paesi del Golfo e al rapporto tra questi ultimi e la Primavera araba.

Nella seconda giornata sono intervenuti rappresentanti delle principali istituzioni finanziarie e di altri organismi internazionali – Banca mondiale (Bm), Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca europea degli investimenti (Bei), Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) – che hanno presentato i loro programmi per la regione mediterranea, e discusso alcune questioni di natura politica e tecnica, come gli strumenti e le modalità di applicazione del principio di condizionalità, nonché gli ostacoli che frenano la cooperazione interistituzionale. Il quadro che ne è emerso è quello di un sostanziale allineamento dei programmi di intervento delle istituzioni finanziarie internazionali nella regione, ma anche di una carenza di interventi a livello micro che coinvolgano le autorità locali nella definizione degli obiettivi e degli strumenti da utilizzare. La conferenza si è chiusa con una sessione dedicata alle implicazioni in chiave transatlantica. L’interesse comune di Europa e Stati Uniti alla stabilizzazione e allo sviluppo dei paesi del Mediterraneo deve sostanziarsi, si è sottolineato, in un maggiore coordinamento delle iniziative di sostegno economico e di cooperazione politica. Occorre inoltre che i partner transatlantici sviluppino i legami di cooperazione con una serie di attori che sono diventati sempre più presenti e influenti nella regione: la Turchia, i paesi del Golfo e la Cina.

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