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Osservatorio sulla Difesa Europea, luglio-agosto 2002

15/07/2002

Luglio 2002
Presidenza Danese dell’Unione e apporto Greco

Il primo luglio è iniziato il semestre di Presidenza danese; in virtù della clausola di non adesione alla Pesd negoziata dalla Danimarca nel 1992, la Danimarca ha rinunciato a presiedere le riunioni relative alla difesa (con l’eccezione del Cops). La Grecia, in quanto destinata a subentrare a gennaio 2003, ne ha assunto le funzioni e ha elaborato un programma annuale relativo agli aspetti militari. I punti salienti riguardano l’ulteriore sviluppo delle capacità operative dell’Unione, il raggiungimento di un accordo permanente con la Nato e il rafforzamento della cooperazione nell’ambito dell’industria della difesa.

Con l’avvio della “co-presidenza” danese-greca, viene ancora una volta a porsi il problema dato dalla rotazione della Presidenza. Il programma proposto è sostanzialmente il frutto delle questioni irrisolte negli ultimi due anni, con l’aggravante che la Grecia è una delle parti in causa dello scontro che la oppone alla Turchia circa la definizione di un accordo fra la Ue e la Nato. Da parte italiana, nasce la necessità di coordinare al più presto la propria azione programmatica con la Grecia, dal momento che Roma assumerà la Presidenza nel luglio 2003, subentrando proprio ad Atene.

23 Luglio 2002 
Pesd, Costituzione Europea – Iniziativa Belga

Il Primo Ministro Belga Guy Verhofstadt ha posto all’attenzione dei governi inglese e francese la proposta di includere nella futura carta costituzionale europea in discussione una clausola di solidarietà reciproca implicante un meccanismo di difesa collettiva in caso di attacco, anche terroristico, ad un membro dell’Unione. Il governo belga propone inoltre di sviluppare un mercato comune per gli armamenti e di mettere a fattor comune tutte le capacità multinazionali già disponibili a livello europeo. L’iniziativa è stata discussa favorevolmente anche dal vertice franco-tedesco sulla difesa del 30 luglio.

La lettera di Verhosfstadt (al di là della singolare ma giustificabile scelta di indirizzarla solo ai governi inglese e francese, probabilmente in virtù della loro posizione dominante nel settore), giunge in un momento di difficoltà per l’avanzamento della Pesc e della Pesd. La delicata soluzione della crisi fra Spagna e Marocco sulla sovranità dell’Isola di Persil a metà luglio e le difficoltà del rapporto con gli Usa, ben esemplificate dallo scontro sulla Corte Penale Internazionale del primo luglio, rinviato successivamente grazie ad un compromesso che ha permesso di salvare almeno nel breve periodo le missioni internazionali nei Balcani, minacciate dal veto americano, hanno mostrato nuovamente l’elevato costo della mancanza di un forte attore europeo nell’ambito della sicurezza. Gli argomenti sollevati e le soluzioni proposte sembrano procedere nella direzione giusta, ma il silenzio istituzionale nel quale sono cadute sembrano dimostrare come i governi nazionali non si sentano ancora disponibili a rinunciare al processo di sostanziale rinazionalizzazione della politiche di difesa intervenuto dopo l’ 11 settembre.

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