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Osservatorio sulla Difesa Europea, gennaio 2003

15/01/2003

Gennaio 2003 
Presidenza Greca dell’Ue - Documento Programmatico Italo-Greco

Il primo Gennaio è iniziato il semestre di presidenza greca dell’Unione; la Grecia aveva assunto la presidenza in ambito Pesd già da Luglio, in virtù dell’ “opt-out” danese. Il governo greco e quello italiano, chiamato a subentrare alla guida dell’Unione nel secondo semestre 2003, hanno presentato un documento programmatico congiunto. Il ambito Pesc e Pesd, le due Presidenza si propongono di favorire la presenza internazionale dell’Ue al fine di diffondere la stabilità globalmente ed in particolare nelle aree di immediato interesse e vicinanza geografica, nonché di sviluppare la politica di difesa migliorando le capacità operative e sviluppando una politica europea degli armamenti. In particolare:

  • verranno rispettate le scadenze previste circa l’operatività dell’Helsinki Headline Goal
  • vi sarà una conferenza sulle capacità a Maggio
  • si tenterà di colmare le principali lacune operative (in particolare nei settori del trasporto e delle comunicazioni)
  • si cercheranno regole comuni per il mercato della difesa
  • si promuoverà lo sviluppo di una Agenzia Europea degli Armamenti
  • si promuoveranno iniziative europee di ricerca, sviluppo e rafforzamento industriale in ambito difesa, nonché in quello spaziale
  • ti proporrà l’adozione di un fondo comune dedicato alla Pesd

Gennaio 2003 
Ue-Nato - Finalizzazione Accordo Berlin +

Durante il mese sono proseguiti con regolarità i contatti a diversi livelli fra le due Istituzioni, finalizzati a rendere operativo l’accordo politico raggiunto lo scordo Dicembre. Si ritiene che i lavori possano essere conclusi entro fine Febbraio, in modo da rendere possibile un impegno dell’Ue in Macedonia ad inizio Marzo. Al momento, la soluzione operativa di contatto fra le due istituzioni sembra passare attraverso il ruolo del Deputy Saceur, il vice comandate (europeo) delle forze Nato.

Gennaio 2003 
Europa - Questione irakena

La crisi irakena ha focalizzato l’attenzione delle cancellerie e dell’opinione pubblica europea. In seguito all’incremento della pressione americana sull’Irak, favorito dalla non completa adempienza alle disposizioni della Risoluzione 1441 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Cds), così come evidenziato dal primo Rapporto degli Ispettori dell’Onu il 27 Gennaio, si sono rincorse diverse iniziative da parte europea. Il 15 Gennaio gli Usa hanno avanzato alcune richieste preliminari di supporto in ambito Nato, comprendenti misure di difesa del territorio turco; l’iniziativa non è stata posta in discussione nemmeno nella riunione settimanale del Consiglio Atlantico (Nac) del 29 Gennaio. Il 16 Gennaio il Capo degli Ispettori Onu ha incontrato diverse autorità europee (fra cui l’Alto Rappresentante e il Cops). Il 22 Gennaio Francia e Germania, in un ambito puramente bilaterale, hanno adottato una posizione comune che non considera l’Irak in violazione materiale delle risoluzioni dell’Onu e propone il proseguimento delle ispezioni e si oppone ad una eventuale iniziativa militare americana non avvallata da una esplicita autorizzazione del Cds. Da parte sua, la presidenza greca ha più volte dichiarato di voler promuovere una comune posizione europea in merito alla crisi irakena, ma ciò è avvenuto solo a fine mese. Infatti, il 27 Gennaio il Consiglio Affari Generali dell’Unione Europea, preceduto da una riunione di coordinamento fra la Troika (Alto Rappresentante, Presidenza Greca e futura Presidenza Italiana) i paesi dell’Ue che attualmente siedono in Consiglio di Sicurezza (Francia e Regno Unito come membri permanenti, nonché Germania e Spagna), ha raggiunto una posizione comune in cui si ribadisce il sostegno al lavoro degli ispettori e la centralità del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nella gestione della crisi. Il comunicato non menziona specifiche misure (quali la necessità di adottare una ulteriore risoluzione che autorizzi l’uso della forza o proposte alternative) e nemmeno un giudizio circa il rispetto della risoluzione da parte irachena. Il 30 gennaio il Parlamento Europeo, a maggioranza (287 vs 209), approvava una risoluzione di opposizione ad una iniziativa militare unilaterale americana e di sostegno al prolungamento del regime di ispezioni dell’Onu. Lo stesso giorno, i capi di governo di otto paesi europei, di cui cinque membri dell’Ue (Regno Unito, Italia, Spagna, Portogallo e Danimarca) e tre prossimi aderenti (Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca) hanno firmato e pubblicato su diversi quotidiani una lettera di supporto all’operato degli Stati Uniti, senza informare gli altri membri, né alcuna istituzione europea. La Presidenza Greca, non resa partecipe delle attività nazionali, ha stigmatizzato questo operato e tenterà di ritrovare una posizione comune convocando una riunione apposita in Febbraio. La questione irakena è stata inoltre oggetto di molti incontri e discussioni fra gli stati europei e a livello transatlantico, spesso con toni accesi e di forte contrapposizione.

La situazione relativa alla posizione dei vari paesi europei circa la prospettata opzione di intervento militare americano in Irak è in continua evoluzione e pone seri rischi per la stabilità del sistema multilaterale. In particolare, la divisione dei paesi europei si ripercuote negativamente sulla credibilità e stabilità della Unione Europea, dell’Alleanza Atlantica e del sistema delle Nazioni Unite. Inoltre, la frammentazione implica la sostanziale ininfluenza dei paesi europei rispetto allo scenario internazionale. La situazione è particolarmente grave, anche perché non sembra esservi sufficiente spazio di manovra per operazioni diplomatiche tese ridurre le distanze fra le posizioni nazionali, anche per questioni di tempo. Le conseguenze di medio termine per la politica estera, di sicurezza e di difesa dell’Unione Europea sembrano particolarmente negative, data la continua tendenza dei paesi membri a contrapporsi secondo linee di condotta nazionali che quasi sempre risultano di scarsissimo impatto nel contesto globale.

1 Gennaio 2003 
Pesd - Inizio Missione di Polizia in Bosnia (Eupm)

E’ iniziata in Bosnia Herzegovina la European Union Police Mission (Eump); questa forza di polizia di 512 uomini (di cui 422 provenienti da stati dell’Ue, i restanti da 18 altri paesi partner) subentra ad una analoga operazione sotto guida Onu (la Un International Police Task Force). Si tratta della prima operazione di stabilità a guida europea condotta nel quadro della Politica Europea di Sicurezza e Difesa (Pesd).

21 Gennaio 2003 
Commissione Europea - Esa - Libro Verde sullo Spazio

La Commissione Europea, con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), ha pubblicato un “Libro Verde” sulle attività spaziali dell’Europa, teso a iniziare un dibattito sul futuro di questo importante settore, finalizzato alla definizione di una politica di sviluppo coerente con le aspirazioni dell’Unione tramite un successivo “Libro Bianco”. Nel rapporto viene anche evidenziato il valore degli assets spaziali per il raggiungimento degli obiettivi delle politica estera, di sicurezza e difesa dell’Unione (Pesc e Pesd). Nel frattempo, rimane irrisolta la situazione di stallo venutasi a produrre all’Esa circa il finanziamento del sistema di posizionamento globale Galileo; la Commissione ha comunque ritenuto di poter procedere nel programma nonostante il mancato accordo fra nazioni (il particolare Germania ed Italia) che si trascina ormai da diversi mesi.

27 Gennaio 2003 
Consiglio Affari Generali Ue - Missione Pesd in Macedonia (Fyrom)

Il Consiglio Affari Generali ha adottato un’Azione Comune che stabilisce l’ambito per la orami prossima operazione militare di stabilizzazione dell’Ue in Macedonia, in sostituzione di un’analoga missione a guida Nato tuttora in corso. Questa posizione conferma le intenzioni espresse nel vertice di Copenhagen a Dicembre 2002 e fa seguito ad una richiesta in tal senso da parte del governo macedone del 17 Gennaio. Il controllo della missione sarà esercitato dal Cops (il Comitato Politico e di Sicurezza), mentre il livello decisionale sarà rappresentato dal Consiglio e dall’Alto Rappresentante. Il Consiglio ha stabilito e proposto alla Nato che il Deputy Seceur (il vice comandante Nato di nazionalità europea) sia il comandante dell’operazione e che si avvalga della struttura di comando Nato Shape (Supreme Headquarters Allied Powers Europe), pur rispondendo solo alle autorità europee. Sarà probabilmente definito un comitato di contributori che potrebbe includere anche paesi non membri dell’Unione. I costi comuni della missione sono stati stabiliti in 4,7 milioni di Euro. Le richieste dell’Ue dovranno ora essere sottoposte all’Alleanza Atlantica nell’ambito del recente accordo “Berlin +”. La missione in Macedonia è stata oggetto anche di una sessione speciale dei responsabili della Difesa tenutasi il 28 Gennaio. L’Unione Europea sta inoltre considerando il possibile subentro (probabilmente nel 2004) alla Nato nelle missioni militari Sfor (Bosnia) e Kfor (Kosovo), i cui contingenti sono in fase di ristrutturazione e riduzione.

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