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Osservatorio sulla Difesa Europea, dicembre 2000

15/12/2000

11 Dicembre 2000
Consiglio Europeo di Nizza – Pesd

Il Consiglio Europeo, riunito a Nizza, ha adottato il rapporto della Presidenza francese sulla Politica Europea di Sicurezza e Difesa con i relativi annessi (fra cui il catalogo delle forze approvato il 20 novembre scorso dai ministri della difesa).
Sono stati resi permanenti gli organismi predisposti “ad interim”, e in particolare:

  • il Comitato Politico di Sicurezza (Cops), responsabile della direzione strategica e del controllo delle operazioni dell’Ue e dell’attuazione delle decisioni delle preesistenti istituzioni da cui dipende (Coreper, Consiglio Affari Generali, Alto Rappresentante), nonché della gestione delle crisi
  • il Comitato Militare, composto dai Capi di Stato Maggiore della Difesa dei paesi membri o da loro rappresentati militari, organo di consulenza del Cops e di direzione dello Staff Militare
  • lo Staff Militare, struttura tecnico-militare responsabile verso il Comitato Militare della componente operativa e di pianificazione strategica; svolge inoltre funzione di cellula di allarme precoce e di consulenza agli organismi dell’Ue.

Il Consiglio ha anche predisposto gli accordi per stabilire uno scambio permanente fra le sue strutture e quelle omologhe della Nato, a tutti i livelli e in particolare in caso di crisi; tali proposte, insieme a quelle relative alle modalità di accesso alle strutture dell’Alleanza Atlantica e alle disposizioni per la partecipazione di paesi non membri alle operazioni dell’Ue, dovranno essere discusse successivamente dal Comitato Atlantico.

Sebbene non sia stato previsto l’allargamento delle procedure di voto a maggioranza qualificata, né l’inserimento fra le “cooperazioni rafforzate” nell’ambito della Pesd, il Consiglio di Nizza ha certamente dato un impulso positivo allo sviluppo della politica di difesa dell’Unione.
Il principale successo riguarda l’adozione di strutture permanenti che chiariscono la linea di comando e l’indirizzo strategico della forza militare; permangono alcune incertezze circa i rapporti fra gli attori al più alto livello (Alto Rappresentate, Coreper e Consiglio Affari Generali, Commissione).
Rimangono ancora aperti molti problemi relativi al rapporto con i paesi non membri e alcune proposte di cooperazione sono sottoposte ad un non facile accordo in sede Nato; le modalità per le consultazioni permanenti con l’Alleanza appaiono congrue, mentre la questione dell’utilizzo della capacità della Nato (presunzione di disponibilità di alcuni asset predefiniti) richiederà l’adozione di un compromesso che si prevede non facile. 
La prossima Presidenza svedese dell’Unione avrà il compito di seguire e favorire gli ulteriori sviluppi della Pesd, anche in ambito atlantico.

APPROFONDIMENTO
di Michele Nones

Nel dibattito sulla Conferenza di Nizza la quasi totalità dei commenti sulla politica europea di sicurezza e difesa si è concentrata sulla decisione di non prevedere la difesa fra i campi in cui sarà possibile sviluppare cooperazioni rafforzate. Ne è scaturita una valutazione preoccupata e delusa che non sembra aver tenuto conto dei passi avanti compiuti, invece, con il varo definitivo delle decisioni assunte in via provvisoria dai vertici di Helsinki e di Feira, relative allo sviluppo di una capacità autonoma europea di intervento militare. Queste decisioni hanno riguardato sia gli organismi per la gestione della politica di sicurezza e difesa, sia la costituzione di un corpo d’armata europeo col relativo supporto aereo e navale, così come delineata nella Conferenza di impegno delle forze che i Ministri della Difesa hanno tenuto a Bruxelles alla fine di novembre. Si è anche approvato un meccanismo per monitorare il rispetto degli impegni qualitativi e quantitativi, inclusi i requisiti di interoperabilità e di disponibilità, assunti da ciascun governo. In questo modo è stato costruito uno strumento di “pressione morale” per garantire che ciascun paese faccia fronte agli impegni presi, soprattutto garantendo che il suo sforzo militare sia effettivamente integrabile, sul piano operativo e tecnologico, con quello dei partners. Si è, inoltre, ribadito che la massima attenzione dovrà essere data alla mobilità strategica, ai sistemi di acquisizione delle informazioni e di comando e controllo e di comunicazione, alla difesa antimissile, alle armi di precisione, al supporto logistico, ecc. Ci si è, infine, accordati   per studiare altre iniziative complementari volte a rafforzare le capacità militari europee a livello sia nazionale sia multinazionale. Tutto questo non è poco, anche se, ovviamente, si poteva fare di più. Ma altri sono stati i campi in cui Nizza ha tradito le aspettative. 
Dal punto di vista dell’industria europea della difesa le implicazioni del vertice hanno una particolare importanza perché non solo confermano la volontà di procedere sulla strada della costruzione di un’Europa della difesa, ma anche perché cominciano a riempire un quadro di cui fino ad ora erano disegnati solo i contorni 
E’, infatti, evidente che l’Europa dovrà non solo migliorare, ma anche  aumentare la sua spesa per equipaggiamenti militari, dal momento che in alcuni settori i mezzi necessari mancano completamente e, in altri, i mezzi disponibili sono superati e non in grado di operare congiuntamente con quelli americani. Si profila, quindi, una ripresa del mercato militare europeo soprattutto nei segmenti tecnologicamente più avanzati. 
In termini quantitativi vi sono due pecore nere in Europa, Germania e Italia che, insieme, investono meno di due terzi di quanto fanno da soli Francia e Regno Unito: un loro maggiore sforzo, soprattutto tedesco viste le sue dimensioni economiche e finanziarie e l’ormai riconosciuto ruolo di principale potenza europea, ridurrebbe la debolezza militare del Vecchio Continente. 
Per far fronte a questa nuova e innovativa domanda l’industria europea si sta da alcuni anni preparando, attraverso concentrazioni e razionalizzazioni che l’hanno resa più forte e in grado di affrontare meglio le nuove sfide. E’ un business potenziale che fa affilare le armi ai grandi gruppi europei e americani.

14 – 15 Dicembre 2000
Riunione Ministri degli Esteri Nato – Rapporto Nato – Pesd

La riunione del Comitato Atlantico ha discusso i recenti sviluppi della Pesd e i documenti adottati dal Consiglio Europeo di Nizza. Si sono raggiunti alcuni accordi circa le modalità di consultazione reciproca e cooperazione fra la istituzioni della Nato e gli organismi che governano la politica di difesa europea (incontri su base regolare e partecipazione alle riunioni dei rispettivi organi aperta ai rappresentati dell’istituzione partner).
In precedenza, in ambienti dell’Alleanza Atlantica si era sottolineato il possibile ruolo del Vice Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa (Deputy Saceur) nella conduzione delle operazioni dell’Ue, proposta rigettata in particolare dalla Francia, che desidererebbe una maggior autonomia dalla Nato per la forza europea.
Non è ancora stato raggiunto un accordo relativo all’accesso dell’Ue alle capacità della Nato su base permanente, principalmente a causa dell’opposizione del governo turco, che preferirebbe valutare caso per caso tale disponibilità da parte dell’Alleanza.

Le divergenze fra l’approccio franco-belga, teso a garantire una forte autonomia in termini di pianificazione strategica della costituenda forza europea, e quello degli altri membri della Nato, fra cui inglesi e americani, più propensi a garantirsi un accesso alle capacità dell’Alleanza senza duplicarne le strutture, non hanno permesso di giungere ad un accordo permanente sulle capacità.
A complicare il quadro si deve tenere conto della posizione del governo turco, apertamente contrario a garantire un accesso permanente della Ue alle disponibilità della Nato, del momento che non sono state definite le modalità di partecipazione dei paesi non membri dell’Ue al processo decisionale dell’Unione.
Sono invece state confermate le evoluzioni positive sul piano dei rapporti istituzionali fra le strutture di sicurezza, garantendo così i necessari canali di comunicazione e confronto ai più alti livelli politici e militari.
La soluzione dei problemi emersi è rinviata alle prossime riunioni.

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