L'Unione europea tra autonomia strategica e sovranità tecnologica: problemi e opportunità

La crisi del Covid-19 ha prodotto un’ondata di dichiarazioni sulla necessità per l’Ue di aumentare il controllo sulla produzione di beni “strategici”, affermare la propria sovranità ma anche acquisire maggiore autonomia rispetto alle grandi potenze mondiali, Cina e Stati Uniti. Va notato che, appena nominata nel 2019, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato la sua visione di una Commissione “geopolitica”, esprimendo così l’intento di rafforzare ruolo e legittimità dell’Unione in quanto attore globale. Il moltiplicarsi di riferimenti di questo tipo, che sottolineano la volontà di affermare l’Unione europea come un “polo” globale, deriva da una consapevolezza influenzata da diversi fattori. La questione della sovranità è da diversi anni un tema ricorrente e l’Unione deve formulare delle risposte per chi, in senso sovranista, vorrebbe “riprendere il controllo”, il che spesso fa rima col desiderio di rinazionalizzare le politiche degli stati membri. Quella tecnologica è una dimensione fondamentale nella quale l’Ue può elaborare questa risposta perché è una dimensione centrale nella ricerca di maggiore autonomia internazionale da parte dell’Unione.

Versione rivista di “L’Union européenne entre autonomie stratégique et souveraineté technologique: impasses et opportunités”, pubblicato come FRS Recherches & Documents, n. 8/2021 (aprile 2021).

Autori: 
Dati bibliografici: 
Roma, IAI, maggio 2021, 25 p.
Allegati: 
Numero: 
21|19
ISBN/ISSN/DOI: 
978-88-9368-193-3
Data pubblicazione: 
10/05/2021

Introduzione
1. Il rapporto tra autonomia strategica e dissuasione nucleare, una difficoltà per l’Ue
2. L’autonomia strategica europea, continuità della Psdc o concetto trasversale?
3. Le difficoltà dell’approccio funzionalista per l’integrazione della difesa in Europa
4. L’affermarsi del concetto di sovranità tecnologica europea
5. Il ruolo chiave della Commissione europea
6. La sovranità tecnologica e digitale, ulteriore opportunità per l’Ue
Conclusione
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