La difesa cibernetica in Europa. Una panoramica degli ultimi sviluppi e le opportunità per l'Italia

L’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e l’Unione europea (UE) hanno riconosciuto il campo cibernetico come teatro di possibili conflitti militari e definito lo stesso come quinto dominio di scontro, oltre a terra, aria, mare e spazio, sin dal 2016. Gli elementi unici del dominio cibernetico quali l’ubiquità, la velocità di trasmissione dei dati e l’assenza di confini geografici e politici collocano la materia tra il novero delle nuove minacce ibride, con conseguenze per l’intera Ue. Nonostante ciò, a livello europeo la questione della difesa cibernetica appare ancora in una fase embrionale. Dal punto di vista politico-strategico vanno sottolineati due elementi di innovazione: l’istituzione da parte della Commissione a guida Ursula von der Leyen della nuova Dg Defis (Directorate-General Defence Industry and Space), che avrà competenze in materia di industria della difesa, compresa la difesa cibernetica, e l’aggiornamento nel novembre 2018 del Quadro strategico dell’Ue in materia di ciberdifesa adottato dal Segretariato generale del Consiglio dell’UE nel novembre 2014. Dal punto di vista operativo, la Commissione europea e il Consiglio dell’Ue si affidano principalmente al lavoro dell’EDA, l’Agenzia europea per la difesa, rafforzata recentemente nella mission e nelle finanze. L’EDA contribuisce alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni tecnologiche di difesa cibernetica attraverso la cooperazione strutturata permanente (PeSCo), la Revisione annuale coordinata sulla Difesa (CARD) e i progetti pilota PADR (Preparatory Action on Defence Research). L’Italia aderisce a queste iniziative. Tuttavia, nello specifico delle Padr, seppur ben inserita nei primi progetti, essa non ha ancora mostrato la proattività richiesta dal campo della difesa cibernetica e necessaria per posizionarsi in maniera adeguata in questo settore crescente. Il nostro Paese potrebbe usufruire delle piattaforme di scambio di informazioni per affinare la recente messa in opera di strumenti di difesa cibernetica sul territorio nazionale, come il Comando interforze per le operazioni cibernetiche (Cioc), traendo spunto da quegli Stati membri che hanno una cultura più sensibile nei confronti delle problematiche della difesa cyber e strutture più avanzate. Inoltre, contribuendo ai progetti europei, l’Italia potrebbe influenzare le strategie e dottrine europee in ambito cibernetico-militare.

Autori: 
Dati bibliografici: 
Roma, Camera, giugno 2020, 16 p.
Allegati: 
Numero: 
Approfondimenti 159
Data pubblicazione: 
07/07/2020

Executive Summary
La difesa cibernetica: un nuovo dominio di scontro
La strategia europea in ambito cibernetico e i fondi per la difesa cibernetica
a) Sostegno alle capacità di sviluppo della difesa cibernetica
b) Rafforzamento della comunicazione e informazione della PSDC
c) Promozione e cooperazione civile-militare
d) Ricerca e tecnologia
e) Miglioramento delle opportunità di formazione, istruzione ed esercitazione
f) Potenziamento della cooperazione con la NATO
Il contributo alla difesa cibernetica delle agenzie dell’Unione europea
Conclusioni: quali opportunità per l’Italia?

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