Italia, Europa, Mondo. Scegliere per contare

16/04/2014, Roma

La mancanza di credibilità dell’Italia in Europa e dell’Europa nel mondo, la crisi economica e le spinte secessioniste, le tensioni con la Russia, il caos mediorientale, i rapporti con la NATO e il bisogno di sicurezza: questi sono solo alcuni dei temi trattati nel ‘Rapporto IAI sulla politica estera italiana 2014’ presentato il 16 aprile nella Sala delle Conferenze di Piazza Montecitorio a Roma.

Il convegno, organizzato dallo IAI in partnership con la Compagnia di San Paolo, ha visto la partecipazione di Ferdinando Nelli Feroci ed Ettore Greco, rispettivamente presidente e direttore dell’Istituto Affari Internazionali e una tavola rotonda con tre ex ministri degli Esteri: Emma Bonino, Massimo D’Alema, attuale presidente della Fondazione Italianieuropei, e Franco Frattini, presidente della Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale (SIOI). E’ intervenuto pure l’attuale sottosegretario agli Affari esteri Benedetto Della Vedova.

L’incontro è stato quindi occasione per dialogare intorno a problematiche, iniziative e progetti nel campo della politica estera nazionale, con autorevoli esponenti della politica italiana che nel recente passato hanno guidato il ministero della Farnesina sperimentando in prima persona alcune delle problematiche emerse nel rapporto stesso.

Nella sua introduzione, il presidente Ferdinando Nelli Feroci descrive lo studio IAI come “indicazioni per una politica estera italiana che guarda al futuro: non potendo trattare l’universo mondo delle tematiche inerenti la politica estera, abbiamo volutamente escluso alcune aree geografiche, focalizzandoci su quelle che riteniamo possano essere le soluzioni alle criticità più attuali, vicine e concrete”. È emerso come l’Europa si trovi in difficoltà soprattutto per la mancanza di un progetto a lungo termine condiviso tra tutti i Paesi membri, una mission chiara per il futuro “che faccia comprendere ai partner mondiali quale sarà la strada e come la si intende percorrere. Ma a monte c’è un problema ancor più grave che è la mancanza di fiducia all’interno dell’Unione. E a riguardo noi come Italia, abbiamo delle grandi responsabilità”.

“Spinelli, a suo tempo, immaginava un’Europa divisa fra federalisti e nazionalisti – spiega il direttore Ettore Greco –, poi però la Guerra Fredda ha imposto altre necessità, ma io credo che oggi questa contrapposizione sia tornata in auge. Noto con soddisfazione che si parla d’Europa molto più che in passato, i populismi spaventano, ma il problema di fondo è come garantire progresso e benessere ai cittadini europei. Di fronte abbiamo due strade: o andare avanti nell’integrazione, o tornare indietro agli stati-nazione. Noi pensiamo si debba continuare a sostenere il ‘progetto Europa’ e l’Italia, per poter fare la sua parte, deve recuperare la credibilità persa in questi anni”.

Credibilità che è al centro anche del discorso di Massimo D’Alema quando afferma che “è importante per tutti comprendere che l’Europa, oggi, può esercitare il suo peso solo in quanto Europa, mentre alcuni Paesi ancora si guardano con piglio ottocentesco da ‘grandi potenze’. L’Italia, ovviamente, non corre questo rischio … Ma, battute a parte, è molto importante per noi contribuire attivamente al processo riformatore in corso, così da poterlo influenzare anche in base alle esigenze nazionali”. Passando poi dal nazionale al globale D’Alema espone quelle che ritiene essere tre esigenze fondamentali per l’Europa: “Innanzi tutto frenare la crescente tensione con la Russia, quasi una nuova guerra fredda. Per negoziare ad armi pari con Putin, dobbiamo renderci indipendenti sia dal gas russo che dalle armi americane, solo così saremo dei partner credibili agli occhi delle altre grandi potenze. Secondo punto è la necessità di spingere sull’appeasement con l’Iran: per questioni di politica economica, energetica e di sicurezza, l’Iran è fondamentale per pacificare l’intera area. Terzo, dobbiamo trovare una strategia coerente per riportare alla normalità il caos mediorientale: le primavere arabe hanno fallito e noi con loro, perché robabilmente i regimi locali andavano destabilizzati, ma con cognizione di causa e con un piano per il dopo. A questo non avevamo pensato”.

Anche per Franco Frattini il Medioriente è stato un fallimento interpretativo: “Non c’è più il vecchio conflitto tra occidente e Islam o quello tra sciiti e sunniti, la questione oggi è molto più complessa: si parla di conflitti interetnici e intra-etnici per il controllo dell’area strategica mediorientale, e da esterni è molto poco quello che possiamo fare. Quello che sicuramente, come Europa, dobbiamo fare, è pensare a quello che non possiamo permetterci di perdere, come la Turchia e l’area balcanica: l’occidente ha voluto sfidare Erdogan, ma è stato messo a tacere dal voto del popolo turco. E ora? Anche alla Serbia stiamo chiedendo di scegliere tra noi e i russi… ma non possiamo imporci così”.

E certo è difficile essere credibili e impostare una strategia alla politica estera nazionale quando, come spiega Emma Bonino “si cambia ministro degli Esteri quasi una volta all’anno. Quando i colleghi degli altri Paesi mi chiedevano scherzando ‘sei la quarta o la quinta?’. Ma questo ci fa capire molto bene come ci vedono in Europa e nel mondo. E forse dovremmo chiederci: crediamo davvero in una politica estera per il nostro Paese? Se è così sono molte le cose da cambiare, a cominciare dal budget messo a disposizione del ministero e dall’attenzione del sistema-Paese in generale nei confronti del mondo che ci circonda. Io resto dell’idea che, nonostante il ruolo e la posizione geografica che occupiamo nell’area mediterranea, la politica estera italiana non è mai stata una priorità per nessuno”. E riguardo l’Europa, la Bonino replica: “Non mi spaventano i populisti, gli anti-europeisti o gli euro-scettici, perché li ritengo un fattore fisiologico vista la situazione di crisi che ci accompagna da anni. Quello di cui ho veramente paura sono le scarse capacità e la risposta mediocre degli europeisti, che non ritengo essere all’altezza della situazione: quando la Le Pen dichiara apertamente che bisognerebbe uscire dall’euro, invece di ignorarla, qualcuno dovrebbe incalzarla chiedendole di esporre anche le conseguenze che questo avrebbe per le economie nazionali. Solo così si difende l’Europa”.

E sul tema Europa chiude Benedetto Della Vedova: “E’ facile oggi trovare il capro espiatorio di tutti i mali, c’è chi lo vede nell’euro, chi nella Merkel, chi nel fiscal compact, ma si dicono molte castronerie a riguardo e in Italia vince chi urla di più. Matteo Renzi ha parlato chiaro: il nostro compito è di fare chiarezza e di portare a compimento le riforme fondamentali per risollevare l’economa del Paese e di conseguenza quella di tutta l’Europa”.

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