Global Politics and Global Religion in the 21st century

01/06/2012, Roma

Nel 21 secolo, le religioni nel mondo hanno acquisito un nuovo ruolo e si sono ‘delocalizzate’, nella scia della globalizzazione, diffondendosi dai paesi in cui si erano storicamente radicate ad altri: è una delle indicazioni emerse dal seminario tenuto allo IAI dal professor Scott Thomas, sul tema Global politics and global religion in 21st century. Secondo il prof. Thomas, docente all’università di Bath in Inghilterra e visiting fellow all’Università Luiss Guido Carli, la diffusione della religione nel mondo e in particolare nei paesi caratterizzati da forti tassi di crescita economica, come i c.d. “Brics”, sta portando ad una nuova comprensione del suo ruolo.

Nel mondo attuale, la religione è divenuta un fenomeno più urbano che rurale, sempre più disconnesso dalla cultura locale e pronto a inquadrarsi in un’ottica globale. Il mondo religioso tende anche a crescere notevolmente a livello demografico: il numero dei credenti europei è aumentato non solo per via delle migrazioni musulmane, ma anche per le migrazioni cristiane provenienti dal sud del mondo (America latina, Africa, Filippine), dove la religiosità cristiana aveva trovato nuova linfa. Urbanizzazione e megalopoli influenzano pure l’evoluzione delle religioni, facilitando l’aggregazione delle comunità di credenti.

Il prof. Thomas s’è poi concentrato sul cristianesimo, altro capitolo fondamentale della questione religiosa mondiale. Considerato di origine europea nonostante provenga dal Medio Oriente, il cristianesimo è ormai diffuso anche in India e in Cina, dove peraltro si era già diffuso nei primi secoli: si può dunque parlare di global christianity, cioè di una confessione che si sta staccando dal suo radicamento occidentale per attecchire in altre culture. Movimenti cristiani europei tentano di connettersi a quelli del resto del mondo, mentre le relazioni tra globalizzazione religiosa e politica si giocano sulle interpretazioni della Bibbia, spesso politicizzate.

Brasile, India, Nigeria, Mali e Senegal sono solo alcuni dei paesi in cui il cristianesimo si sta affermando con forza, esercitando un’influenza sulla cultura e la politica di tali Stati. E il prof. Thomas preconizza evoluzioni similari per la Cina, dove il fenomeno sarebbe già sensibile, e per altri paesi dell’Estremo Oriente.

In Uganda e Nigeria, accanto a musulmani che considerano la sharia la base della vita sociopolitica, si stanno affermando cristiani che guardano alla Bibbia come legge sacra. Cesare Merlini, presidente del Comitato dei garanti dello IAI, osserva, a commento dell’analisi del prof. Thomas, che le religioni sono fattori di reazione e d’opposizione, tanto da innescare l’alba di un’era post secolare. Per quanto riguarda il ruolo della religione islamica nella Primavera araba, Thomas ritiene che un impatto vi sia stato, ma non nei termini in cui solitamente si tende a pensarlo. In sostanza, la religione non sarebbe stata il motore principale delle rivolte nord-africane.

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