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I dolori del Golfo

18/09/2014
Ponendo fine all’era panaraba, le rivolte del 2011 hanno aperto la strada al tentativo di costruire una nuova realtà politico-istituzionale, quella dello Stato islamico. Con l’appoggio di numerosi attori internazionali interessati, questa svolta ha introdotto nella politica araba le profonde divisioni che attraversano l’Islam, con risultati dirompenti dal punto di vista della stabilità complessiva. La combinazione di realpolitik e settarismo è infine sfociata in vere e proprie guerre di religione, che stanno ponendo in discussione i tracciati delle frontiere e l’integrità degli Stati esistenti. Il rischio crescente di più vasti conflitti sta richiamando nella regione mediorientale le maggiori potenze, rimaste in precedenza ai margini. Gli Stati Uniti rimangono il partner più ambito, in ragione della loro potenza, ma la rivoluzione dell’energia non convenzionale rende ora possibile a Washington il rigetto di alcune ambiguità locali: in primo luogo, il sostegno assicurato da alcuni Paesi alle organizzazioni estremistiche, in larga parte dettato da esigenze di sicurezza interna. Le nuove tensioni tra americani e russi e soprattutto l’appoggio incondizionato assicurato da Mosca ad Assad stanno però accrescendo le simpatie nei confronti del Cremlino dei regimi più fragili, che temono di essere abbandonati da Washington. Sono altresì presenti il Regno Unito, una Francia che ha aperto una sua base militare negli Emirati e, soprattutto, la Cina. Ci sarebbe spazio anche per la Nato e l’Ue, se queste ultime riuscissero ad accordarsi tra loro. Incide sulle dinamiche regionali anche il dialogo in corso tra gli Stati Uniti e l’Iran, i cui esiti influenzeranno decisivamente le prospettive dell’area, sia in caso di successo che qualora falliscano. Anche come reazione a questi sviluppi, si registra il formarsi di alleanze “proibite”, come quella tra Israele e l’Arabia Saudita, che basandosi su interessi concreti potrebbero anche annunciare il superamento delle anguste logiche della guerra confessionale.