Ukraine torn between Russia and the West

30/09/2014, Roma

Tra i nomi dei membri del panel per la conferenza “Ukraine torn between Russia and the West” spicca quello di Lilia Shevtsova, “cremlinologa” e direttrice del programma di Politica Interna ed Istituzioni Politiche Russe al Carnegie Moscow Center. La sua esposizione, completa di un salace elogio finale al presidente Putin, ha stimolato un acceso dibattito fra il pubblico e gli altri panelist.

Shevtsova ha affermato che per il governo russo l’Ucraina è stata prima di tutto “un banco di prova, un laboratorio sperimentale dove testare la dottrina di sopravvivenza del Cremlino”. Questa nuova dottrina si basa saldamente su un principio che la dottoressa ha riassunto così: “La nazione più forte ha il diritto di rompere le regole del gioco e l’Occidente ha l’obbligo di adeguarsi”. L’Occidente, dal canto suo, si trova in uno stato di profonda paralisi ed impotenza. L’Europa è talmente lenta nel reagire agli eventi della crisi ucraina da sembrare, citando Shevtsova, una vera e propria “casa di riposo”.

Un’altra voce del panel appoggia la posizione della dottoressa Shevtsova. Kadri Liik, esponente dell’European Council on Foreign Relations, confessa infatti che la metafora clichè che vede l’Ucraina come un ponte fra la Russia e l’Unione Europea sa di scaduto. “L’Ucraina non ha facilitato il dialogo tra Russia ed Europa”, ribadisce Liik, culminando il suo intervento con una domanda fondamentale: “puo’ l’Europa essere un modello per il futuro?”. Secondo Nona Mikhelidze, ricercatrice allo IAI e parte del panel della conferenza, è possibile. L’Europa, però, ha bisogno di riformulare la sua strategia per facilitare possibili negoziati con il Cremlino, anziché continuare a vedere la Russia attraverso una lente “alla Occidentale”.

 

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