One Year On: Assessing the EU’s Response to the Arab Spring

09/05/2012, Roma

Il 9 maggio l’Ufficio di Roma di ECFR ha organizzato in collaborazione con lo IAI un brainstorming sul Nord Africa. Il dibattito, moderato da Silvia Francescon, Direttrice dell’Ufficio di Roma, ha visto la partecipazione, per lo IAI, di Ettore Greco, Direttore, Nathalie Tocci, Vice Direttrice, Stefano Silvestri, Presidente, e, per ECFR, di Nick Witney e Anthony Dworkin, Senior Policy Fellows.

All’incontro sono intervenuti, tra gli altri, Maurizio Massari, Inviato Speciale per il Mediterraneo e la Primavera Araba del Ministro degli Affari Esteri, Giuseppe Scognamiglio, Executive Vice President and Head of Public Affairs, Unicredit Group S.p.a ed ECFR Council Member, il deputato Lapo Pistelli, Valeria Biagiotti, Consigliere presso l’Unità di Analisi e Programmazione del Ministero degli Affari Esteri, Giacomo Filibeck, Coordinatore del Dipartimento Esteri del Partito Democratico, Stefano Queirolo Palmas, Ministro Coordinatore per i Paesi del Golfo del Ministero degli Affari Esteri, Erman Topçu, Secondo Segretario dell’Ambasciata di Turchia in Italia, oltre a numerosi ricercatori ed esperti.

Le presentazioni degli speaker hanno messo in evidenza i trend più significativi dal punto di vista nazionale e regionale e il contributo dell’Unione Europea (UE) alla democratizzazione e allo sviluppo del Nord Africa. Le sfide economiche e di sicurezza rischiano di rendere ancora più complesso il processo politico in quanto, come è stato sostenuto, le rivoluzioni arabe potrebbero fallire più a causa della difficile situazione economica e della mancanza di posti di lavoro che a causa delle elezioni e del processo costituente. Dal punto di vista regionale si assiste oggi al fiorire di una serie di iniziative di cooperazione tra i paesi del Nord Africa, come per esempio alla ripresa dei contatti all’interno del Dialogo 5+5, e all’emergere degli Islamisti come forze dominanti all’interno dei parlamenti e delle coalizioni di governo. Tali elementi contribuiscono oggi a rendere il panorama regionale fluido e in movimento.

Dal dibattito è emerso che la risposta dell’Europa non è stata all’altezza delle sfide e dei cambiamenti rivoluzionari prodotti dalla cosiddetta Primavera araba. La riposta, che si è concentrata sulla revisione della Politica europea di vicinato (PEV), ha mostrato carenze dal punto di vista degli obiettivi e degli strumenti. Per quanto riguarda i primi, si è deciso di proseguire lungo la strada delle riforme neo-liberiste e di non affrontare l’importante questione del rapporto tra migrazione e sviluppo. Secondo un partecipante, l’unico ambito in cui l’UE potrebbe fare concessioni senza l’impiego di capitali è quello della migrazione. Ciò tuttavia non significa che essa sia pronta a farlo a causa di forti resistenze di natura politica, culturale e di sicurezza. Riguardo agli strumenti, l’attenzione è stata puntata sulla condizionalità che l’UE ha finora applicato in maniera incoerente nei rapporti con i paesi della regione. La condizionalità, come ha sostenuto un partecipante, dovrebbe mirare all’instaurazione di un governo legittimo e responsabile e dovrebbe porre al centro la democratizzazione dei paesi quale interesse prioritario per l’Europa.

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