La politica estera europea tra Mediterraneo e Atlantico

03/09/2020, Ventotene

Nell’anno del lancio della Conferenza sul futuro dell’Europa, iniziativa promossa dal Parlamento europeo e dalla Commissione nel corso del 2020 e del 2021, l’Istituto Affari Internazionali (IAI) organizza, con il sostegno del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci) e della Fondazione Compagnia di San Paolo, e in collaborazione con l'Istituto Luigi Sturzo e il Centro studi sul federalismo, una serie di tre Dialoghi di cittadinanza sul futuro dell’Unione europea.

Il primo Dialogo di cittadinanza sul futuro dell’Europa si è tenuto il 3 settembre 2020 a Ventotene, all’interno del Seminario di formazione federalista europea. Il Dialogo è stato organizzato dallo IAI in cooperazione con l'Istituto Sturzo, l’Istituto di studi federalisti Altiero Spinelli, il Centro studi sul federalismo (Csf), il Movimento federalista europeo (Mfe), la Gioventù federalista europea (Gfe) e il Movimento europeo Italia (Me Italia) e con il patrocinio del Maeci e della Fondazione Compagnia di San Paolo. L’evento, aperto da Nicoletta Pirozzi (IAI) e Mario Leone (Istituto di studi federalisti Altiero Spinelli) verteva sulla politica estera europea nel Mediterraneo e nell’Atlantico.
Per Eleonora Poli (IAI) il Mediterraneo è la regione dove il vuoto di potere causato dal declino dall’egemonia americana è più evidente. Secondo Rosa Balfour (Carnegie Europe) e Loredana Tedorescu (Istituto Sturzo) la competizione tra diversi interessi nazionali dei Paesi membri mina il ruolo dell’Ue nella regione e, per Andrea Apollonio (Gfe), rende la politica estera europea poco coerente o addirittura inesistente. Brando Benifei (Parlamento europeo) sostiene invece che la presenza di interessi nazionali diversi sia naturale. Per non ridurre la politica estera europea ad un minimo comune denominatore è quindi necessario riformare il meccanismo decisionale europeo, superando l’unanimità.
Sul lato atlantico, secondo Lorenzo Vai (Maeci), l’Ue può contare sempre meno sulla benevolenza americana. Per Flavio Brugnoli (Csf) e Nathalie Tocci (IAI) l’elezione di Donald Trump ha determinato una svolta nei rapporti transatlantici, spingendo gli europei verso una necessaria maggiore autonomia, soprattutto nel campo della difesa, che è un elemento fondamentale per una politica estera efficace. Secondo Giorgio Anselmi (Mfe) rimane problematica l’incapacità degli europei di fare fronte comune contro le molteplici sfide esterne.
A conclusione, secondo Armando Barucco (Maeci), Virgilio Dastoli (Me Italia) e Nicola Antonetti (Istituto Sturzo) la sfida dell’Ue sta nello sviluppo di risposte credibili sia per gli Stati membri sia per gli attori esterni, contribuendo così a rafforzare l’identità europea e la consapevolezza del peso che essa può esercitare nell’arena globale.
(di Caterina Cognini)

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