Crisi siriana - Sviluppi recenti e prospettive

19/05/2014, Roma

“Per garantire che la Siria rimanga un paese unito abbiamo bisogno dell'appoggio della comunità internazionale che deve sostenere chi vuole una svolta democratica nel paese”. Lo ha dichiarato lo scrittore e attivista per i diritti umani siriano, Michel Kilo, durante il seminario organizzato a Roma dall’Istituto Affari Internazionali dal titolo 'Crisi Siriana: Sviluppi recenti e prospettive'. Al convegno hanno partecipato anche Noura al-Ameer, vice presidente della Coalizione nazionale siriana, e Bader Jamous segretario generale della Coalizione, alla presenza dei vertici dell’Istituto, di alcuni rappresentanti delle istituzioni e di un nutrito gruppo di giornalisti.

L’incontro è stato l’occasione per far luce sulla drammatica situazione nella quale versa la Sira da quando, tre anni fa, è iniziato un conflitto interno sfociato poi in una vera e propria guerra civile che vede contrapposte le forze governative del regime del presidente Bashar al-Assad e gli oppositori della Coalizione nazionale siriana e dell’esercito siriano libero.

Questo conflitto ha causato ad oggi oltre 162.000 morti, secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Il 30% dei morti si conta tra i civili, mentre i profughi avrebbero superato quota 2 milioni. La metà della popolazione è sfollata, all’interno o all’esterno della Siria, creando non pochi problemi e motivi di frizione con i paesi limitrofi. A questo si aggiunge poi l’emergenza alimentare causata dalle continue devastazioni e dalla siccità. Tutto ciò ha generato quella che da più parti viene definita come la più grave crisi umanitaria dai tempi del Rwanda.

“La comunita' internazionale dovrebbe inviare più aiuti economici alla Coalizione nazionale siriana, - afferma Jamous – che è la principale forza di opposizione al regime di Bashar al-Assad, così da permetterle di rafforzare le istituzioni democratiche nei territori della Siria sotto il suo controllo”. Infatti, secondo il segretario, in Siria ci sarebbe già un governo di transizione pronto a contrastare la dittatura di al-Assad, pur tuttavia godendo di un appoggio ancora debole da parte della comunità' internazionale. Tutto ciò rende impossibile gestire i territori sotto il suo controllo anche "per la mancanza di esperienza a livello amministrativo", ha spiegato Jamous, “dei dirigenti della Coalizione".

Rispondendo a una domanda circa il rischio frammentazione del paese, al momento diviso in aree sotto il controllo del governo siriano, dell'opposizione, degli estremisti islamici e dei curdi, Kilo ha affermato che "per restare unita la Siria deve trasformarsi in un paese democratico e civile, altrimenti diventerà una fonte di grande pericolo per il sistema internazionale". Ma lo scrittore non nasconde le difficoltà nel raggiungere questo obiettivo, poiché "la rivoluzione è parte ormai di un conflitto internazionale di cui non conosciamo i confini e la cui soluzione ora non è nelle mani dei siriani, ma delle grandi potenze mondiali e regionali. Se la crisi siriana dovesse restare un teatro dove vengono combattuti conflitti internazionali - ha concluso - questa crisi durerà molto a lungo".

In conclusione, gli ospiti siriani hanno ribadito gli ottimi rapporti tra la Coalizione e il governo italiano, definendoli costanti, ma auspicando un maggiore coinvolgimento da parte della diplomazia italiana e sottolineando la necessità di un sostegno economico e politico su scala globale, poiché, come sottolinea la giovane attivista al-Ameer, si prospetta il rischio di un confronto impari tra la Coalizione e le forze di regime.“I servizi segreti russi e iraniani appoggiano il gruppo jihadista dello Stato islamico dell'Iraq e della Siria (Isis) nella lotta all'Esercito siriano libero (Esl). Più volte l'Esercito siriano libero, negli scontri con l'Isis, ha arrestato persone con documenti falsi, uomini dell'intelligence russa che si spacciavano per guerriglieri ceceni ed elementi dell'intelligence iraniana".

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