Afghanistan to 2014 and beyond – Ask and Task

07/02/2013 - 08/02/2013, Roma

La conferenza “Afghanistan to 2014 and beyond – Ask and Task”, organizzata a Roma nei giorni 7-8 Febbraio 2013 dalla NATO Defence College Foundation in cooperazione con lo IAI e con il NATO Defence College, ha riunito esperti provenienti dall’Afghanistan e dai paesi della regione, oltre che rappresentanti della NATO, dell’ONU e dell’UE.

La International Security Assistance Force (ISAF) a guida NATO, operativa sul territorio afgano dal 2003, rappresenta ancora oggi il maggiore sforzo militare per i governi alleati, oltre che la missione al momento più impegnativa per la stessa NATO. La sessione di apertura della conferenza ha preso in esame lo stato dell’arte del processo di transizione in Afghanistan, all’interno del quale le forze armate e le autorità civili afghane stanno assumendo maggiori responsabilità nel settore della sicurezza prima attribuite ad ISAF. Sono state espresse diverse visioni rispetto al percorso della transizione e al suo esito, anche tenendo in considerazione l’elevato numero di attori e di fattori operanti in Afghanistan, sia a livello locale che nazionale.

Gli scenari futuri a partire dalla fine del 2014, quando scadrà il mandato di ISAF e gran parte delle truppe NATO saranno ritirate dal teatro afgano, sono stati esplorati nel corso della seconda sessione della conferenza. Sono state discusse anche le prospettive di impegno della comunità internazionale in Afghanistan dopo il 2014, inclusa la necessità di fornire un supporto economico alle istituzioni afgane, e la missione NATO che prenderà il posto di ISAF nell’attività di sostegno all’esercito afgano rispetto ad intelligence, training ed equipaggiamento. Le prossime elezioni presidenziali saranno decisive per l’equilibrio politico del paese nel periodo post-2014, anche perché influenzeranno l’esito il dialogo attualmente in corso con alcuni gruppi della guerriglia.

La dimensione regionale della transizione afgana è stata considerata un tema cruciale dai relatori intervenuti nelle terza sessione. Gli atteggiamenti di Pakistan, Iran e Russia, ma anche di Turchia ed India, potrebbero contribuire alla stabilizzazione del paese oppure a risvegliare i conflitti etnici in Afghanistan – paese in cui larga parte della popolazione vive nelle vicinanze del confine nazione, ed ha da sempre forti legami etnici, economici e religiosi con i paesi limitrofi. Lo scarso livello di cooperazione regionale in Asia Centrale potrebbe rappresentare un rischio per il futuro dell’Afghanistan, in particolare alla luce del fatto che l’impegno militare della NATO nella regione sarà presto ridotto, mentre la strategia dei principali attori della regione continua a non apparire chiara.

La stabilità e la sostenibilità dello Stato afghano sono considerati un obiettivo condiviso dall’intera comunità internazionale. E’ opinione diffusa che le istituzioni, i leader e la popolazione afgane avranno il compito di definire il futuro del proprio paese, che oggi hanno la possibilità e la responsabilità di costruire. Tuttavia, è stato riaffermato come anche le organizzazioni internazionali, gli stati e soggetti privati, ivi compresi esponenti della società civile, giocheranno un ruolo primario, ancorando saldamente l’Afghanistan alla comunità internazionale e alla società globale al fine di prevenirne ricadute nella situazione di guerra civile.

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