Presenza ed impegni dell'Italia nelle Peace Support Operations

L'Italia, dopo che la fine del condominio bipolare ha lasciato liberi ampi spazi geopolitici, ha caratterizzato la sua politica estera per una spiccata attività di presenza internazionale attraverso l'impiego dello strumento militare, ma senza una grande lungimiranza nella pianificazione dei propri impegni. Al fine di evitare che si costituiscano direttori dai quali l'Italia potrebbe rimanere esclusa, restando emerginata anche dalle scelte che investono i suoi interessi vitali, è invece necessaria la definizione di una politica estera e di sicurezza organica e coerente nel lungo periodo, attraverso cui avviarsi a divenire un credibile produttore di sicurezza, sia nelle sue componenti militari che in quelle realizzate dalla cooperazione allo sviluppo. Dopo aver brevemente illustrato i problemi strategico-politici e tattico-militari causa dei reiterati fallimenti delle operazioni ONU di peace-keeping, mancanze che hanno accelerato la rinazionalizzazione delle politiche di difesa, questo studio cerca di tratteggiare una panoramica generale dei problemi che la partecipazione dei contingenti italiani alle operazioni multinazionali ha sollevato, e di verificare la congruità della risposta dell'Italia (in termini reali e non declaratori) alle sollecitazioni poste dal nuovo contesto internazionale. In particolare questo lavoro analizza i presupposti costituzionali e legislativi che legittimano l'invio delle Forze Armate italiane all'estero, evidenziandosi una situazione che vede la pianificazione delle politiche di difesa e sicurezza alle prese con un'insoddisfacente previsione costituzionale delle crisi e con l'assenza di una legge generale applicabile alle nuove fattispecie belliche. Mediante una disamina commentata e una comparazione diacronica delle missioni più rilevanti che le Forze Armate italiane hanno intrapreso, viene inoltre sottolineato come la capacità italiana di qualificarsi come partner serio e affidabile in ambito multilaterale postuli, a monte della riqualificazione dello strumento militare, una stabilità politica esterna di natura bipartisan, tale da assicurare coerenza di lungo periodo alle iniziative nazionali, e una volontà politica coerente con gli interessi nazionali.

Autori: 
Dati bibliografici: 
Roma, Istituto Affari Internazionali, gennaio 2003, 83 p.
Numero: 
16
Data pubblicazione: 
30/01/2003

Introduzione

1. Aspetti generali delle operazioni a supporto della pace
1.1 Le operazioni di mantenimento della pace: evoluzione storica e terminologica
1.2 I problemi attuali delle operazioni delle Nazioni Unite: mancanza di una preventiva copertura finanziaria e problemi operativi
1.3 Problemi di gestione politica

2. L'ordinamento italiano e l'uso della forza armata
2.1 Peace Support Operations secondo l'ordinamento costituzionale italiano
2.2 Il sistema decisionale
2.3 Il ricorso alle Forze Armate nella legislazione ordinaria
2.4 Il finanziamento delle operazioni fuori area

3. Il contributo dell'Italia al mantenimento della pace e della stabilità
3.1 La partecipazione italiana alle missioni internazionali: cenni storici
3.2 Le missioni italiane del dopo Guerra fredda
3.3 Gli interventi in Somalia e Mozambico

4. Crisi balcanica: il coinvolgimento dell'Italia
4.1 L'approccio italiano alla disgregazione jugoslava
4.1.1 Le operazioni navali di enforcement dell'embargo militare e i bombardamenti aerei
4.1.2 Da Ifor a Sfor
4.2 Il conflitto del Kosovo
4.3 Gli ultimi impegni

5. Conclusioni: l'Italia da consumatore a produttore di sicurezza?

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