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Italia senza Europa? Il costo della non partecipazione alle politiche dell'Unione europea

15/07/1997

Perché valutare il costo dell'eventuale non partecipazione dell'Italia alle politiche dell'Unione Europea? E non semplicemente all'euro, la moneta unica degli anni 2000, su cui si è concentrato il dibattito politico in Italia? Essenzialmente per tre ragioni. La prima è che l'Italia ha sperimentato in questi ultimi anni una progressiva marginalizzazione anche in campi diversi da quello monetario: l'incapacità di aderire fin dall'inizio a Schengen, l'assenza dall'Eurocorpo, l'esclusione dal Gruppo di Contatto sulla Bosnia, la minaccia di non fare parte, come membro permanente, di un riformato Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La seconda è che vi è un evidente “legame” fra la partecipazione del nostro paese all’euro e il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo. Un’eventuale esclusione (o anche una mera marginalizzazione) dalla moneta unica avrebbe effetto sull'insieme della politica estera e non potrebbe essere limitata a settori economici circoscritti. La terza ragione è che la diffusione dei costi di non partecipazione sull’insieme della politica estera ed europea dell'Italia rende ancora più palesi le tradizionali inefficienze del nostro sistema istituzionale e amministrativo, ben al di là dell'incapacità di utilizzare i fondi comunitari. Proprio alla luce di queste deficienze strutturali è da chiedersi se sia possibile evitare in futuro rischi e conseguenti costi di marginalizzazione o di esclusione. La risposta va cercata in una diversa propensione del nostro sistema istituzionale a fare fronte con credibilità ai grandi compiti europei e internazionali che aspettano il nostro paese alle soglie del terzo millennio. Deve essere attribuita all’Esecutivo una capacità di indirizzo e di governo paragonabile a quella dei nostri maggiori partner europei. È quindi importante una riforma della Costituzione, anche ai fini di una moderna politica estera ed europea, cui l'Italia, media potenza, non può assolutamente rinunciare. Il volume, che si apre con un capitolo di orientamento e sintesi dovuto ai coordinatori della ricerca (Paolo Cecchini, Pier Carlo padoan, Natalino Ronzitti) ed al suo direttore Gianni Bonvicini, raccoglie scritti di Paolo cecchini, Stefano Fantacone, Andrea Forti, Antonio Missiroli, Bruno nascimbene, Renzo Romano, Lucia Serena Rossi.

Ricerca svolta dall'Istituto Affari Internazionali (IAI) con il sostegno della Direzione generale per gli Affari politici del Ministero degli Affari esteri, dell'Ufficio per l'Italia della Commissione europea e del Servizio studi della Camera dei Deputati.