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The Future of a More Differentiated E(M)U – Necessities, Options, Choices

14/02/2017

Questo saggio sostiene che le future riforme dell’Unione monetaria richiedono un più elevato livello di differenziazione tra paesi euro e non-euro. Ciononostante, non è probabile e neppure auspicabile la creazione di un nucleo ristretto di Stati europei “volonterosi e capaci”, che porterebbe a un’Europa a due livelli istituzionalizzando differenti classi di appartenenza per gli Stati membri. Non dovrebbe essere questo il Leitbild (concetto guida) che definisce la rotta verso un’Europa più differenziata. L’Ue e i suoi Stati membri dovrebbero invece aderire a un concetto di differenziazione funzional-pragmatica, applicando gli strumenti di integrazione differenziata previsti dai trattati Ue. Tuttavia, considerata l’esperienza fatta a partire dal 2010, è probabile che gli Stati membri continuino a utilizzare percorsi intergovernativi di differenziazione fuori dal quadro Ue. In questo caso, sarebbe opportuno fare in modo che i futuri accordi seguano la logica e i principi di un’avanguardia intergovernativa, al fine di evitare alcuni dei rischi legati a un più alto livello di cooperazione al di fuori del quadro giuridico dell’Unione.

Documento preparato nell’ambito di “EU60: Re-Founding Europe. The Responsibility to Propose”, un’iniziativa lanciata dall’Istituto Affari Internazionali (IAI) e dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci), in collaborazione con il Centro Studi sul Federalismo (Csf) e nell’ambito della partnership strategica con la Compagnia di San Paolo, in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma.

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