Quale futuro per le relazioni Turchia-Ue?

A sessant’anni dalle prime relazioni ufficiali tra Turchia e Unione Europea, i rapporti tra Bruxelles e Ankara sembrano attraversare una fase di difficoltà. I negoziati per l’ammissione della Turchia all’UE sono da tempo congelati, e di fatto la possibilità di un ingresso turco nell’UE non è più contemplata nel dibattito pubblico sull’allargamento dei confini dell’Unione.

Sul versante europeo, l’emergere di movimenti populisti di destra, alfieri di posizioni nativiste e fortemente anti-immigrazione, rappresenta un ostacolo non solo alla ripresa del dibattito, ma più in generale ai buoni rapporti tra le due parti.

In Turchia, a loro volta, negli ultimi anni i governi del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) di Recep Tayyip Erdogan hanno adottato un approccio sempre più marcatamente populista in politica estera, di cui la retorica antioccidentale è diventata progressivamente una componente centrale. Più pragmaticamente, l’esplodere della cosiddetta crisi dei rifugiati ha rappresentato una leva negoziale fortissima per Erdogan nei rapporti con l’UE, anche sotto il profilo finanziario.

La svolta anti-occidentale e il raffreddamento dei rapporti con l’UE hanno avuto un impatto anche sulla politica interna turca: dalle scelte relative agli assetti amministrativi, in senso più o meno centralista, alle politiche portate avanti nei confronti delle minoranze etniche e linguistiche presenti nel Paese.

Proprio a fare il punto sullo stato dell’arte nelle relazioni Turchia-UE è dedicato un nucleo tematico di articoli sul numero 4/2019 di The International Spectator. Di seguito proponiamo un’intervista su populismo e politica estera in Turchia con Alper Kaliber, docente di Relazioni Internazionali all’Altinbas University di Istanbul e autore di uno dei contributi del fascicolo.


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