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Una Zambia zambiana

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15/10/1971

Il pensiero politico di Kenneth Kaunda è largamente empirico, ma alla base di tutto c'è un elemento spiccatamente «dottrinario». L'idea dell'umanesimo, che in Kaunda non ha necessariamente lo stesso senso della tradizione occidentale, è un motivo di fondo che ispira di sé tutte le soluzioni, salvando una coerenza e una continuità che altrimenti potrebbero andare perdute. L'umanesimo è prima di tutto un modo per non distaccarsi troppo dal passato africano, secondo un'esigenza che tutti i capi della «rivoluzione africana» hanno cercato di soddisfare, nella convinzione che non si dà rivoluzione senza partecipazione del popolo e nella convinzione quindi che solo un'adeguata rivalutazione della cultura tradizionale può coinvolgere le masse dietro alle «ispirazioni» della élite. La società tradizionale è fondata sull'uomo, dice Kaunda, e l'uomo vive nella comunità, ordinata a sua volta in funzione dell'aiuto reciproco. Emergono così i tre fattori fondamentali di una costruzione politica perfetta in sé: il primato dell'uomo, l'esaltazione dell'uomo per la sua funzione sociale, la responsabilità della società nei confronti dell'uomo. Muovendo dall'umanesimo, Kaunda è approdato – attraverso un'evoluzione che può essere paragonata a quella di Julius Nyerere – al socialismo. Un socialismo molto lontano dai modelli storici («inventare una forma di socialismo»), non dogmatico e non scientifico. E la scelta «socialista» di Kaunda si giustifica in due direzioni: contro il capitalismo (perché associato al colonialismo e perché antitetico, con la sua ricerca del profitto personale, ai principi dell'umanesimo) e contro la residua dominazione straniera (che si manifesta soprattutto nel controllo delle grandi compagnie minerarie e commerciali). Tratti dai suoi numerosi scritti sono qui raccolti alcuni dei brani più significativi per mettere a fuoco la personalità di uno dei più conosciuti leader del mondo africano.