L'Italia e la politica internazionale
EDIZIONE 2000
a cura di Roberto Aliboni, Franco Bruni, Alessandro Colombo e Ettore Greco
Introduzione
Quest'annuario sulla politica estera dell'Italia è il frutto di una
collaborazione scientifica ed editoriale tra l'Istituto Affari Internazionali (IAI)
di Roma e l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano. Il
volume nasce da due distinte tradizioni: quella dell'annuario "L'Italia
nella politica internazionale", pubblicato dallo IAI dal 1972 al 1994, e quella
dell'"Annuario di politica internazionale" e del "Rapporto sullo Stato del
Sistema Internazionale", curati dall'ISPI rispettivamente fra il 1935 e il 1973
e fra il 1992 e il 1996. Le due serie editoriali avevano un differente fuoco tematico:
mentre gli annuari dell'ISPI miravano ad offrire un'analisi globale delle
relazioni internazionali, quello dello IAI si concentrava sull'evoluzione della
politica estera dell'Italia. Queste due esperienze pluriennali confluiscono oggi in
un volume che è incentrato sull'esame e la valutazione della politica internazionale
dell'Italia, ma ospita nel contempo contributi che, pur facendo riferimento agli
interessi e alle posizioni dell'Italia, trattano ampiamente anche della dimensione
europea e internazionale degli eventi esaminati.
Il volume si riferisce al 1999, anno che, con la discussa campagna aerea della Nato
contro la Jugoslavia, ha chiuso un secolo contraddistinto da ripetuti e profondi
sconvolgimenti degli assetti internazionali, l'ultimo dei quali, verificatosi con la
caduta del muro di Berlino nel 1989, ha aperto una fase di crescente globalizzazione, di
generale crisi delle regole e di accentuata instabilità in vaste aree del pianeta. Anche
dal quadro d'insieme offerto dai vari capitoli del volume emerge come le relazioni
internazionali siano sempre più dominate dall'avanzare impetuoso dei processi di
interdipendenza e di internazionalizzazione. A ciò non corrisponde però un parallelo
adeguamento delle strutture politiche di governo, che rischiano così di veder compromessa
non solo la loro efficacia, ma la loro stessa legittimità. Data questa fondamentale
discrepanza, non sorprende che la globalizzazione dell'economia e l'intervento
internazionale per la gestione delle crisi politiche siano al centro del dibattito
mondiale e divengano spesso fonte di contrasti e dispute fra gli stessi paesi occidentali.
Questi ultimi, malgrado alcune cooptazioni e progetti di allargamento, faticano a mettere
a punto una strategia coerente di riforma delle strutture che regolano le relazioni
internazionali.
La prima sezione del volume fornisce una valutazione complessiva di queste nuove
tendenze in atto nel sistema internazionale, mettendo in luce la difficoltà di spiegarle
facendo ricorso ai vecchi apparati concettuali e la formidabile sfida che esse
rappresentano per leadership politiche abituate ad agire in un contesto relativamente
semplice e lineare come quello della Guerra Fredda. È in questa complessità che anche
l'Italia si trova a elaborare le linee della sua politica estera, dovendo
necessariamente fare i conti con i dilemmi propri di un sistema internazionale che ha
perso alcuni parametri di riferimento - senza acquistarne stabilmente di nuovi - e la cui
struttura di potere, pur largamente dominata dagli Usa, appare tuttavia anch'essa in
via di trasformazione.
Le sezioni successive dell'annuario esaminano le problematiche che più
direttamente hanno formato l'oggetto della politica estera dell'Italia nel 1999
o ne hanno contribuito a definire i lineamenti.
Il nocciolo di tale politica, quale emerge anche dalla disamina dei suoi sviluppi
nell'anno in questione, sta nella promozione di iniziative che assicurino la stabile
partecipazione dell'Italia al gruppo dei paesi che sono alla guida dei rapporti
internazionali, e nel parallelo sforzo volto a evitare che si ricreino club decisionali
esclusivi. Di qui l'importanza che negli ultimi anni è venuto assumendo per
l'Italia l'impegno per una riforma dell'Onu che non sfoci nella
consacrazione di nuovi direttori internazionali, ma allarghi, al contrario, la
possibilità di partecipazione degli stati al governo dei processi mondiali. A questo
aspetto, tra i più caratterizzanti della politica estera italiana, è dedicato uno
specifico capitolo nella seconda sezione del volume, nella quale vengono trattati anche i
più recenti sviluppi del diritto internazionale. Come evidenziano gli altri due capitoli
della sezione, l'Italia ha di recente condotto varie iniziative nel campo del diritto
internazionale, volte per lo più a rafforzare gli strumenti per la promozione dei diritti
umani e la repressione dei crimini internazionali.
La maggiore ampiezza della proiezione internazionale dell'Italia rispetto al
passato si rispecchia anche nel più intenso impegno del Presidente del Consiglio, accanto
al ministro degli Esteri, nella gestione delle relazioni internazionali, nonché nelle
crescenti ramificazioni internazionali dell'attività di ogni dicastero, a cominciare
da quelli economici. Ciò risulta evidente dall'analisi dei diversi settori della
politica estera svolta nei vari capitoli dell'annuario. Si è voluto pertanto
dedicare una sezione specifica del volume all'esame delle recenti iniziative di
riforma degli organismi e degli strumenti della politica estera italiana a
cominciare da quella, fondamentale, dello stesso ministero degli Esteri (Mae) nella
convinzione che dal loro esito dipenda in notevole misura la concreta possibilità per
l'Italia di sviluppare un'azione internazionale all'altezza delle sue
ambizioni. Il primo capitolo della sezione, oltre a esaminare il nuovo assetto del Mae,
ricostruisce l'abortito tentativo di revisione costituzionale dei poteri in materia
di politica estera e di sicurezza, che per qualche tempo aveva suscitato notevole
interesse e non poche aspettative. Nei capitoli successivi vengono esaminati i cambiamenti
introdotti dal governo nelle politiche e negli strumenti relativi ad alcuni settori di
vitale importanza per l'azione internazionale dell'Italia: il sostegno della
presenza economica all'estero; la gestione dei flussi migratori; il modello di difesa
e la riforma delle forze armate. Queste innovazioni appaiono promettenti in quanto mirano
a rispondere alle nuove esigenze poste dalle trasformazioni del quadro internazionale.
Resta da vedere, tuttavia, se esse confluiranno alla fine in un disegno complessivo e
coerente di riforma dei meccanismi della politica estera.
Due sezioni del volume trattano dei vari aspetti della politica europea
dell'Italia, inquadrandoli nel contesto delle novità, alcune assai rilevanti, che si
sono verificate nel processo di integrazione europea. Il 1999 è stato il primo anno
dell'euro, la moneta unica europea, su cui si sono appuntati tante speranze e timori,
ma anche il primo anno in cui è stato messo alla prova il Patto di stabilità e di
crescita, che fissa i criteri per il coordinamento delle politiche di bilancio europee,
imponendo una precisa disciplina fiscale. Il volume rivolge pertanto una speciale
attenzione agli sviluppi del processo di unificazione economica e monetaria
nell'ambito dell'Unione europea (UE), esaminando, in particolare, le sue
implicazioni di lungo periodo sia per l'Europa nel suo complesso che per
l'Italia. Quest'ultima, con l'adesione alla moneta unica, si trova a dover
far fronte a una serie di sfide derivanti dai crescenti vincoli esterni cui è sottoposta;
vincoli che tendono inevitabilmente ad estendersi anche alla politica di bilancio, un
settore di cruciale importanza per lo sviluppo delle economie e delle società dei vari
paesi dell'Unione. Una sezione specifica dell'annuario è dedicata proprio al
nesso tra integrazione monetaria e coordinamento delle politiche di bilancio e alla
conseguente riduzione degli spazi di manovra dei governi nazionali in campo economico, un
fenomeno di straordinaria portata, di cui si potranno misurare appieno gli effetti solo
negli anni a venire, ma che già adesso è materia di acceso dibattito all'interno
dei singoli paesi.
Nel 1999 si sono verificati consistenti sviluppi anche in altri settori dell'UE:
dalla Politica estera e di sicurezza comune (Pesc), che ora fa capo ad un Alto
rappresentante e ha cominciato a costruirsi propri strumenti di intervento anche di tipo
militare, all'avvio della comunitarizzazione del Terzo pilastro dell'Unione
(giustizia e affari interni), cui si accompagna un rafforzato ruolo della Corte di
giustizia europea; dalle nuove aperture in direzione di un allargamento dell'Unione
verso Est alla ripresa di un intenso confronto sulle riforme istituzionali, stimolato,
oltre che dalla prospettiva dell'allargamento, anche dalle traumatiche dimissioni
della Commissione europea diretta da Jacques Santer, peraltro rapidamente sostituita da un
nuovo esecutivo, guidato da Romano Prodi, che ha significativamente messo al centro del
suo programma la riforma della sua organizzazione interna e dei suoi metodi di lavoro. Il
volume esamina l'evoluzione di questi e altri settori centrali dell'attività
dell'Unione europea - come il bilancio comunitario e la politica agricola -
mettendone in rilievo i principali elementi di novità, ma anche i punti di debolezza e le
contraddizioni. Nel condurre quest'analisi si è fatto costante riferimento ai punti
di vista e alle posizioni che l'Italia è venuta elaborando specialmente in occasione
dei numerosi vertici ed incontri ad alto livello che si sono svolti durante l'anno
nell'ambito dell'Unione europea. Ma si è cercato anche di offrire un quadro
aggiornato dei problemi strutturali che l'Unione è impegnata ad affrontare in questa
fase così incerta, ma anche ricca di potenzialità, della sua storia.
Nel corso del 1999 si sono avuti anche alcuni importanti momenti di verifica dello
stato e delle prospettive di sviluppo dei rapporti transatlantici. Americani ed europei
hanno intensificato il confronto, in particolare, sulla cooperazione in materia di
sicurezza e difesa anche alla luce dell'esperienza del Kosovo e su
alcuni capitoli del loro variegato e complesso contenzioso commerciale. Per quanto
riguarda il primo aspetto, l'evento centrale dell'anno è stato il vertice Nato
di Washington che ha varato, fra l'altro, il nuovo Concetto strategico
dell'alleanza. Nel capitolo dedicato alla dimensione politica dei rapporti
euroatlantici sono illustrate le modalità con cui l'Italia ha partecipato al
dibattito sull'agenda del vertice di Washington, nonché i principali interessi e le
istanze che si è sforzata di far valere in sede atlantica. Viene inoltre esaminata
l'evoluzione degli specifici rapporti tra Italia e Usa alla luce di alcuni episodi
chiave, come il processo per la strage del Cermis e la conseguente riapertura del
dibattito sulle basi americane, le divergenze sulla politica verso l'Iraq e sulla
questione curda in Turchia, la cooperazione sviluppatasi tra i due governi in occasione
del conflitto del Kosovo. Il successivo capitolo affronta la tematica delle dispute
commerciali transatlantiche, soffermandosi sulle proposte elaborate dall'Italia in
vista di una loro composizione e, più in generale, sulle prospettive di rilancio del
processo di liberalizzazione commerciale a livello mondiale.
Nelle altre sezioni del volume si è dato largo spazio innanzitutto all'analisi
degli eventi che hanno messo alla prova l'efficacia e la capacità di risposta della
politica estera italiana ai mutamenti dello scenario internazionale.
Un'ampia sezione è dedicata al conflitto del Kosovo, l'evento che, più di
ogni altro, ha richiesto all'Italia una mobilitazione straordinaria - senza
precedenti negli ultimi decenni - di energie e risorse a vari livelli umanitario,
diplomatico, economico, militare - suscitando nel paese un vasto e appassionato dibattito.
Nel ricostruire la drammatica vicenda kosovara, si è cercato non solo di illustrare il
retroterra generale e le motivazioni specifiche delle scelte compiute dall'Italia, ma
anche di individuare le lezioni a più lungo termine che da questa complessa e sofferta
vicenda possono essere tratte per i futuri sviluppi della politica estera del paese. La
partecipazione alla campagna militare della Nato e il parallelo sforzo di assistenza ai
profughi sono stati, d'altronde, parte di un impegno a più vasto raggio che
l'Italia ha dispiegato nel 1999 per la stabilizzazione dei Balcani, nel quale
rientrano una serie di iniziative che coinvolgono gran parte dell'area ex jugoslava e
l'Albania. Nel volume si dà conto anche di queste iniziative, mettendo in luce come
esse costituiscano la conferma della volontà del governo di sviluppare una strategia
complessiva verso l'Europa sud-orientale.
Se la politica europea, quella atlantica e quella balcanica sono all'apice dello
sforzo di proiezione internazionale dell'Italia, rilevanti impegni sono stati assunti
anche verso la Turchia, il Medio Oriente e il Mediterraneo.
A cavallo tra il 1998 e il 1999 l'Italia si è trovata a gestire, questa volta in
prima persona, un delicato caso internazionale che ha avuto complessi risvolti non solo
politici, ma anche giuridici ed economici: quello che è scaturito dall'arrivo a Roma
di Abdullah Öcalan, leader del principale partito indipendentista curdo della Turchia.
Sottoposto a una notevole pressione da parte americana e privo di una concreta
solidarietà europea, il governo ha seguito una linea che, pur tra incertezze e successive
messe a punto, ha mirato a conciliare il rispetto del diritto internazionale e
l'azione per una risoluzione della questione curda con l'impegno nella lotta al
terrorismo e il mantenimento di rapporti di cooperazione con la Turchia. Nel volume si è
dato notevole risalto a questa vicenda, non solo in considerazione dell'intenso
confronto politico che ha suscitato all'interno del paese, ma anche perché essa ha
coinvolto alcuni aspetti centrali della nostra politica estera: dalla dialettica tra
governo, parlamento e opinione pubblica all'atteggiamento verso le rivendicazioni
delle minoranze nazionali, dai rapporti con i partner europei a quelli con gli Usa. Sotto
questo rispetto, l'episodio Öcalan costituisce un importante caso studio per chi
voglia indagare i meccanismi e le dinamiche della politica estera italiana.
Pur restando prioritaria per l'Italia, come si è detto, la partecipazione ai
principali contesti decisionali, un impegno e risorse crescenti sono state dedicati alle
politiche regionali, nel tentativo anche di collegare più organicamente lo sviluppo dei
rapporti politici con quello dei rapporti economici. È questo il tema centrale, accanto
al caso Öcalan, della sezione conclusiva dell'annuario. Particolare risalto viene
dato alle politiche mediterranee e alle azioni diplomatiche intraprese verso gli stati
"problematici" (Iran, Iraq e Libia). La revisione in atto della politica
occidentale verso tali stati è anche frutto di queste sollecitazioni italiane. Si
registrano inoltre una serie di nuove iniziative dirette ad accrescere i legami con altre
aree verso cui si è venuto consolidando un interesse nazionale. Rientrano in questo
contesto gli sforzi intrapresi dall'Italia per rafforzare la sua azione in Africa,
America Latina e Asia, le cui caratteristiche e prospettive sono oggetto dei capitoli
finali del volume.
Con le sue informazioni e analisi, l'annuario si presenta come un utile strumento
per chiunque voglia seguire le vicende della politica estera e i processi di
internazionalizzazione in cui oggi, direttamente o indirettamente, siamo tutti coinvolti,
anche quando non ce ne avvediamo. Nell'inviare alla stampa il volume, ci auguriamo di
aver avviato una serie destinata a durare nel tempo, diventando una fonte di primaria
importanza per la conoscenza e l'interpretazione dei fatti internazionali. Intanto,
il ringraziamento dei due Istituti va alla casa editrice Il Mulino, che ha subito colto la
novità e le possibilità di sviluppo di quest'iniziativa, e alle due fondazioni che
hanno reso possibile l'uscita del volume: la Compagnia di San Paolo di Torino e la
Fondazione Cariplo di Milano.
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