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Per iniziativa del suo presidente d'onore,
senatore Carlo Azeglio Ciampi, l'Istituto Affari
Internazionali ha avviato in gennaio una
riflessione per il rilancio del processo di
riforma costituzionale dell'Unione europea, per
superare l'impasse generato dalla mancata ratifica
francese e olandese del Trattato firmato nel 2004.
A tal fine, è stata elaborata una proposta che
l'Italia possa utilizzare come base negoziale in
vista del Consiglio europeo del 21-22 giugno
prossimi. Ne sono autori Gian Luigi Tosato e
Gianni Bonvicini, con il contributo di un comitato
scientifico composto da autorevoli esponenti del
mondo accademico, politico e istituzionale
italiano.
Doppio
livello. La proposta sarà presentata
giovedì 24 maggio in una riunione con i
presidenti delle commissioni Esteri e Affari
Europei di Camera e Senato e alcuni esponenti
dell'opposizione. La soluzione delineata, è
riassumibile in un Trattato a due livelli. Il
primo rappresenta il nucleo essenziale del sistema
dell'Unione, un Trattato fondamentale che
comprenda gli obiettivi, i valori dell'Unione, le
sue competenze, il quadro istituzionale, i
rapporti con gli Stati membri e i cittadini
europei. Si tratta di disposizioni che si
collocano al vertice del sistema normativo
dell'Unione e non ammettono deroghe per uno
qualsiasi degli Stati membri.
Il secondo livello di disposizioni è costituito
da quelle che disciplinano le politiche
dell'Unione e il funzionamento delle sue
istituzioni. Queste disposizioni presentano
carattere legislativo più che costituzionale:
richiedono per loro natura più frequenti
modifiche, in funzione delle mutevoli circostanze
e dell'alternarsi degli indirizzi politici
prevalenti. Nei loro confronti si giustifica
quindi un regime di maggiore flessibilità per
quanto riguarda sia la procedura di revisione sia
la concessione di deroghe (opting out). La
Carta dei diritti rimarrebbe un documento a sé,
esterno rispetto al nuovo Trattato: ad attribuirle
valore giuridico sarebbe sufficiente una norma di
rinvio che le riconosca efficacia vincolante e la
individui come fonte primaria dei diritti
fondamentali garantiti all'interno dell'Unione
Ratifiche
entro il 2009. Emerge poi la necessità di
procedere a ritmo sostenuto con il processo di
ratifica, in modo da rispettare la scadenza delle
elezioni europee del 2009: se, entro quei termini,
non fosse possibile raggiungere un accordo
soddisfacente fra tutti i Paesi membri, gli Stati
desiderosi di avanzare sulla via dell'integrazione
dovranno prenderne atto e pensare a vie
alternative per portare avanti il loro disegno.
Per l'Italia si prospettano due compiti
fondamentali: il primo è quello di adottare una
proposta alla vigilia dell'apertura del negoziato
che salvaguardi gli aspetti del Trattato
irrinunciabili per il nostro Paese ed eviti
soluzioni minimaliste; il secondo, quello di
svolgere un ruolo di «coalition building» e
pressione per favorire un accordo che tuteli gli
aspetti più rilevanti del Trattato
costituzionale, agendo innanzitutto su Parigi e
Berlino e i 18 Stati membri che hanno già
ratificato il Trattato per convincere al
compromesso anche gli altri partner. Occorre
infine accompagnare il negoziato per la revisione
del Trattato costituzionale con un dibattito
pubblico che miri soprattutto alle finalità
costitutive del processo di integrazione europea:
finalità che vanno in primo luogo trasmesse alle
giovani generazioni, destinate a decidere sul
futuro dell'Unione europea.
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