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Mercoledì, 23 maggio 2007 Chiudi chiudi finestra

Una proposta italiana per il rilancio del Trattato costituzionale europeo

di Gian Luigi Tosato e Gianni Bonvicini


Per iniziativa del suo presidente d'onore, senatore Carlo Azeglio Ciampi, l'Istituto Affari Internazionali ha avviato in gennaio una riflessione per il rilancio del processo di riforma costituzionale dell'Unione europea, per superare l'impasse generato dalla mancata ratifica francese e olandese del Trattato firmato nel 2004. A tal fine, è stata elaborata una proposta che l'Italia possa utilizzare come base negoziale in vista del Consiglio europeo del 21-22 giugno prossimi. Ne sono autori Gian Luigi Tosato e Gianni Bonvicini, con il contributo di un comitato scientifico composto da autorevoli esponenti del mondo accademico, politico e istituzionale italiano.

Doppio livello. La proposta sarà presentata giovedì 24 maggio in una riunione con i presidenti delle commissioni Esteri e Affari Europei di Camera e Senato e alcuni esponenti dell'opposizione. La soluzione delineata, è riassumibile in un Trattato a due livelli. Il primo rappresenta il nucleo essenziale del sistema dell'Unione, un Trattato fondamentale che comprenda gli obiettivi, i valori dell'Unione, le sue competenze, il quadro istituzionale, i rapporti con gli Stati membri e i cittadini europei. Si tratta di disposizioni che si collocano al vertice del sistema normativo dell'Unione e non ammettono deroghe per uno qualsiasi degli Stati membri.

Il secondo livello di disposizioni è costituito da quelle che disciplinano le politiche dell'Unione e il funzionamento delle sue istituzioni. Queste disposizioni presentano carattere legislativo più che costituzionale: richiedono per loro natura più frequenti modifiche, in funzione delle mutevoli circostanze e dell'alternarsi degli indirizzi politici prevalenti. Nei loro confronti si giustifica quindi un regime di maggiore flessibilità per quanto riguarda sia la procedura di revisione sia la concessione di deroghe (opting out). La Carta dei diritti rimarrebbe un documento a sé, esterno rispetto al nuovo Trattato: ad attribuirle valore giuridico sarebbe sufficiente una norma di rinvio che le riconosca efficacia vincolante e la individui come fonte primaria dei diritti fondamentali garantiti all'interno dell'Unione

Ratifiche entro il 2009. Emerge poi la necessità di procedere a ritmo sostenuto con il processo di ratifica, in modo da rispettare la scadenza delle elezioni europee del 2009: se, entro quei termini, non fosse possibile raggiungere un accordo soddisfacente fra tutti i Paesi membri, gli Stati desiderosi di avanzare sulla via dell'integrazione dovranno prenderne atto e pensare a vie alternative per portare avanti il loro disegno.

Per l'Italia si prospettano due compiti fondamentali: il primo è quello di adottare una proposta alla vigilia dell'apertura del negoziato che salvaguardi gli aspetti del Trattato irrinunciabili per il nostro Paese ed eviti soluzioni minimaliste; il secondo, quello di svolgere un ruolo di «coalition building» e pressione per favorire un accordo che tuteli gli aspetti più rilevanti del Trattato costituzionale, agendo innanzitutto su Parigi e Berlino e i 18 Stati membri che hanno già ratificato il Trattato per convincere al compromesso anche gli altri partner. Occorre infine accompagnare il negoziato per la revisione del Trattato costituzionale con un dibattito pubblico che miri soprattutto alle finalità costitutive del processo di integrazione europea: finalità che vanno in primo luogo trasmesse alle giovani generazioni, destinate a decidere sul futuro dell'Unione europea.

 

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